Ascoltare Francesco Piccolo è qualcosa di altrettanto affascinante che leggere la sua produzione letteraria.
Piccolo possiede una fascinazione affabulatoria mossa da una curiosità puntuale, mai pedante, che lo fa muovere tra memoria storica, storiografia critica e storia del costume.
Così, nel ripercorre la parabola editoriale che ha accompagnato l’ascesa e il successo commerciale, letterario e culturale del Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Piccolo non ipotizza, non ricostruisce, ma racconta i fatti a cominciare dal convegno sui giovani scrittori organizzato a San Pellegrino Terme nel 1954 dove Giuseppe Tomasi di Lampedusa, accompagnando il cugino, decide di iniziare a scrivere il suo romanzo.
La storia raccontata da Piccolo è piena di coincidenze, colpi di scena, giudizi sbagliati sul romanzo, sulla sua importanza letteraria, talmente eclatanti e che coinvolgono nomi notissimi del panorama culturale del Paese che forse sarebbe stato meglio fossero inventati, e invece sono tutti veri.
Tomasi di Lampedusa invia il manoscritto alle principali case editrici ma il manoscritto viene sempre rifiutato. A dirgli di no c’è soprattutto Elio Vittorini che boccia il libro sia per Mondadori che per Einaudi definendolo “vecchio” e “antiquato”.
E’ giorgio Bassani che legge il manoscritto in una notte e convince Feltrinelli a pubblicare il romanzo.
Intanto Tomasi i Lampedusa scopre di essere malato di tumore ai polmoni e muore nel luglio 1957, pochi giorni dopo aver ricevuto l’ultimo rifiuto da Einaudi, convinto che la sua opera non valesse nulla.
Il romanzo viene pubblicato postumo nel novembre del 1958 e ha subito un successo editoriale imponente: 5 ristampe in poche settimane; 15.000 copie in tre mesi.
Alla sinistra il romanzo non piace, per Leonardo Sciascia è qualunquista per Moravia è di destra mentre Fortini lo trova proprio fascista.
Togliatti incarica Mario Alicata, responsabile culturale del PCI, co-autore della sceneggiatura di Ossessione di Visconti, di scrivere un saggio corposo (40 pagine) per spiegare perchè Il gattopardo sia un’opera di destra. Intanto il romanzo nel 1959 vince il Premio Strega (nonostante l’opposizione di Pasolini e Morante), evento seguito per la prima volta in diretta dalla Rai.
Il romanzo tradotto e pubblicato anche all’estero arriva tra le mani di Louis Aragon, il grande intellettuale marxista francese, che accusa gli italiani di averne fatto una lettura “ingenua”. Il Gattopardo, dice Aragon, in realtà è di sinistra, Tomasi di Lampedusa è un aristocratico che ha capito perfettamente che la sua classe è finita, che è una classe perduta e la descrive con una spietatezza incredibile ed è quindi un romanzo di critica di classe.
Il colpo di grazia arriva dal massimo critico marxista mondiale György Lukács che inserisce Il Gattopardo nel canone del romanzo storico marxista.
Togliatti e Alicata sono dunque nella posizione impossibile di dover giustificare una lettura politica sbagliata… Tagliati riesce nell’impossibile e fa pubblicare nella traduzione russa del Gattopardo (dopo l’accoglienza di Lukács necessaria) lo stesso saggio di Alicata ma a considerazioni invertite: tutto quello che nell’edizione del saggio del 1958 erano ragioni di critica da sinistra diventano ora, nella nuova edizione in russo del saggio, motivi per cui il romanzo va invece accolto nell’alveo marxista.
Francesco Piccolo porta avanti questo racconto con arguzia, sottile ironia, divertendosi e divertendo il pubblico che pende dalle sue labbra. Lo fa leggendo stralci delle fonti che cita sempre con precisione e dovizia di particolari e lo fa anche mostrando alcune scene del Gattopardo (Italia/Francia, 1963) di Luchino Visconti. Anche le vicende della riduzione cinematografica sono altrettanto rocambolesche.
Il primo a essere coinvolto per trarne un film è Ettore Giannini che aveva appena avuto successo con Carosello napoletano. Giannini però vuol modificare la trama del romanzo e questa sua intenzione preoccupa molto il produttore Lombardi. Il film passa a Visconti che sul set viene perseguitato da Burt Lancaster che lo tempesta di domande su come interpretare il suo personaggio, il principe di Salina ma Visconti non ne vuole sapere e lo evita. Lancaster capisce che, in fondo, Visconti è proprio Salina e si ispira a lui per la sua interpretazione. Lancaster diventa così “l’esatto specchio” di Tomasi di Lampedusa e di Visconti stesso.
Arrivati alla fine di un doppio percorso, cinematografico e letterario, nel quale la Storia ha più fantasia dell’arte, Francesco Piccolo prima di salutare il pubblico si lascia ad alcune considerazioni conclusive.
Se oggi alla nostra contemporaneità figure come Tomasi di Lampedusa, Visconti, Bassani, Moravia o Vittorini ci sembrano dei giganti “epici” e meravigliosi, vissuti in un’epoca d’oro della cultura, Piccolo ci ricorda come, per la contemporaneità di allora queste persone non erano affatto miti intoccabili: erano considerate sì persone di talento ma erano anche ferocemente criticate, disprezzate e allontanate (si pensi ai rifiuti editoriali e agli attacchi politici al Gattopardo) e vivevano le stesse tensioni e meschinità che viviamo noi oggi.
Il racconto che ha appena fatto, ammonisce Piccolo, non serve tanto a dire com’era bello il mondo di prima ma serve, invece, a farci capire come la nostra tendenza a pensare che il passato sia “epico” e il nostro presente lo sia meno è un’illusione. Noi, prosegue Piccolo, crediamo che i nostri contemporanei “non possano essere epici” solo perché li vediamo da vicino, con i loro difetti e le loro polemiche. E constata come l’epica viene costruita nel presente, anche se non ce ne accorgiamo. Bisogna accorgersi che nel nostro mondo attuale sta nascendo qualcosa che diventerà leggenda tra molti anni, e che si racconterà una “storia incredibile” su un libro, un film o un fatto culturale del nostro tempo presente proprio come oggi noi raccontiamo la storia del Gattopardo.
Questo è il senso più profondo di questo spettacolo, che è una narrazione fatta con grande precisione e una grande conoscenza dei fatti raccontati (il leggio serve solamente a leggere i passi citati direttamente), per affinare il senso critico e la prospettiva storica di una contemporaneità un po’ distratta e priva di memoria come la nostra.
Che questo spettacolo sia stato rappresentato al teatro Argentina in una sala gremitissima (anche i pacchi degli ordini superiori) dimostra come l’ottimismo di Piccolo, che ci infonde speranza sul nostro presente, non sia infondato.
Basta un evento ad alto contenuto culturale per smuovere ancora l’interesse popolare.
Il Gattopardo. Una storia incredibile
di e con Francesco Piccolo
Visto per voi al Teatro Argentina di Roma il 1 febbraio 2026
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