“Buonasera. Buonasera signore, buonasera signori. Buonasera uomini, buonasera donne. Buonasera a coloro che non sono né signore né signori. Né uomini, né donne ma che come me sono forse qualcosa nel mezzo o qualcosa con un pizzico di entrambi…”. Inizia così, a sipario ancora chiuso e con l’attore che arriva dalla platea per posizionarsi davanti al velluto rosso, il monologo del bravissimo Andrea Ruggieri Qualcosa nel mezzo, tratto dal testo della scrittrice scozzese Jo Clifford God’s New Frock del 2003, in scena al Teatro dei Contrari di Roma per la regia di Valentina Locati e Angela Zampetti.
Una prova d’attore molto intensa, efficace, che arriva dritta alle emozioni e che racconta la storia più narrata e conosciuta, la Genesi, la nascita del creato, ma dal punto di vista di chi sta proprio nel mezzo, di chi non è mai stato preso davvero in considerazione.
Il protagonista è un bambino dalle idee molto confuse sulla creazione del mondo. Confuse da ciò che gli è sempre stato insegnato, confuse dalla visione strettamente binaria della storia, confuse dall’arrivo dall’universo di un Dio che è un puntino disperso nel nulla e che dal nulla decide di creare l’uomo e la donna, senza alternative, cancellando a colpi di divinità tutto ciò che dovrebbe naturalmente esistere nel mezzo degli estremi.
Il bambino ascolta stupito questa storia, che insegna agli uomini di fare gli uomini e alle donne di fare le donne, provenire da un uomo che indossa una lunga sottoveste bianca (l’abito di scena di Andrea Ruggieri). C’è qualcosa che non quadra. Come non quadra che Dio abbia deciso di creare Adamo ed Eva per noia, per solitudine, per capriccio chissà e dopo aver adempiuto a un disegno che di divino sembra avere molto poco, decide che l’uomo e la donna dovranno essere cacciati dall’Eden e soffrire le pene degli esseri umani per l’eternità.
Il bambino, ora adolescente, segue a interrogarsi sul senso di inadeguatezza pronto ad aggredirlo ogni volta che ritorna sulla storia della Genesi. Si muove in uno spazio scenico molto semplice, con un leggio che custodisce il testo sacro e un tavolino con un calice che è un po’ acqua benedetta e un po’ pisside. Sul fondo si muovono Chiara Bruno e Stefano Di Fiore a rendere Adamo ed Eva in carne e ossa, ma ad aiutare anche il bambino – uomo a fare chiarezza sulla sua natura. Che cosa c’è di sbagliato in lui, adolescente maschio che desidera più di ogni altra cosa indossare un vestitino giallo con spensieratezza? Perché poi a pensarci bene, la dicotomia imposta da Dio è imperfetta, la donna è stata creata in un secondo tempo, un ripiego per Adamo che si sentiva solo: è sempre la solita storia di un piatto più sbilanciato sul lato maschile del mondo.
Andrea Ruggieri è bravo a restituire lo sguardo di un bambino stordito da mille bugie che lo ingabbiano in una visione della realtà nella quale non si riconosce. Perciò questo monologo di Jo Clifford (autrice trans e una delle prime attrici a mettere in scena il suo lavoro) è fondamentale. È il riscatto di chi si è sempre sentito qualcosa nel mezzo, di chi ha sempre rifiutato la gabbia di menzogne in cui è cresciuto, di chi non si è mai identificato in ruoli prestabiliti.
Nella fase finale, il monologo si trasforma in un vero e proprio processo a Dio, per le colpe e il dolore che ha generato. Ma non è solo Dio a essere responsabile. Sotto accusa è anche la religione, o meglio le religioni e la sottomissione dei testi sacri a interessi terreni. Si arriva al climax prima della benedizione finale; il cerchio si chiude. In fondo lo scopo è di ricomporre l’equilibrio e di riempire gli estremi con tutto ciò che sta nel mezzo in una visione meno dolorosa dell’esistenza umana.
Qualcosa nel mezzo
tratto da “La nuova tonaca di Dio” di Jo Clifford
Con Andrea Ruggieri
Con la partecipazione di Chiara Bruno e Stefano Di Fiore
Regia Valentina Locati, Angela Zampetti
Luci e fonica Clara Passi
Visto per voi al Teatro dei Contrari di Roma il 18 gennaio 2026.
(19 gennaio 2026)
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