Una visione stimolata dal romanzo più celebre di Oscar Wilde Il ritratto di Dorian Gray, trasforma la sala del Teatrosophia in un club fumoso dalla musica che allerta i sensi. Lo spettacolo Aeterno Dorian Club, scritto e diretto da Matteo Fasanella, prende vita mentre il pubblico scende le scale per accomodarsi in platea. Parte la musica e due ragazze tra le nebbie di luci da discoteca si agitano in lap dance tra tubi, pedane e altri punti di appoggio dove divincolarsi per il gusto lubrico degli avventori. Un luogo denso di mistero, carico di leggenda, a partire dal proprietario.
Sì, il proprietario è proprio lui, il Dorian Gray di Oscar Wilde (interpretato da Costantino Seghi), ormai in vita da 135 anni, eterno giovane, eterna bellezza, ma che a un certo punto della sua non vita ha deciso di rinchiudersi nel locale prossimo agli inferi alla ricerca di ciò che l’immortalità non potrà mai offrirgli. È un uomo eternamente in fuga, in preda alla noia, all’inazione, al rimorso per il male compiuto. Non ha mai fatto i conti con la sua natura, preferisce nascondersi nella folla di clienti che frequenta il locale.
Inutile sfuggire all’insoddisfazione e cercare un orizzonte, quando si è immortali. La verità è sempre in agguato e nel caso di Dorian Gray prende le forme di personaggi che in qualche modo sono entrati in contatto con il suo spirito, con quell’idea di eternità devastante, che egli subisce senza soluzione. In perenne tormento, restituito però da un’interpretazione troppo concentrata sui toni dell’angoscia, Dorian Gray rispecchia sé stesso nel fantasma di Lord Henry Wotton (Lorenzo Martinelli), la voce della morale, il suo controcanto, lo specchio che ripudia, l’immagine del ritratto che lo ha condannato per sempre. Lo stesso attore veste anche il ruolo di John Lennon, che si lamenta della sua fine violenta e sembra voler carpire quel segreto sull’immortalità che aleggia nel club.
Alla continua ricerca del piacere per tacitare rabbia e disperazione, Dorian Gray si imbatte in Andy Warhol (Nicolò Berti), traumatizzato dall’attentato del 1968 e che con un gioco di parrucca si trasforma in Basil (il pittore nel romanzo ucciso da Dorian, ma anche suo amante), che mosso da vendetta sgozza un Dorian Gray incredulo. Nel locale appaiono in dissolvenza tra nebbie e luci anche Zelda Fitzgerald (Diana Forlani), moglie dello scrittore Scott, per raccontare la sua storia di ricoveri psichiatrici e la fine tra le fiamme e la Sibil del romanzo di Oscar Wilde (Sabrina Sacchelli), ricordando il suicidio di amore per Dorian Gray e poi vestendo i panni di Virginia Woolf nel tragico inseguimento delle tracce del suicidio.
I fantasmi tormentano l’esistenza di Dorian Gray e lo inchiodano al suo destino. Ma non sono i soli. Come un deus ex machina, risuona in sala la voce off di Gianni De Feo a incarnare il punto di vista di Oscar Wilde. Non c’è scampo per il suo personaggio e superflui sono i suoi tormenti. Il protagonista del romanzo non esiste, è nato solo dai desideri dell’autore, egli non può essere artefice del suo destino. L’immortalità è data dall’arte e dalla bellezza e in questo senso è una condanna della quale non ci si può disfare.
AETERNO Dorian Club Una visione da Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde.
Drammaturgia e regia, Matteo Fasanella.
Con: Costantino Seghi, Diana Forlani, Sabrina Sacchelli, Nicolò Berti, Lorenzo Martinelli.
Voce off, Gianni De Feo.
Aiuto regia, Virna Zorzan.
Assistente alla regia, Vivian Guarnieri.
Coreografia, Valentina Falanga.
Allestimento scenico, Alessio Giusto.
Disegno luci, Matteo Fasanella.
Costumi, Nicolò Berti.
Visto per voi al Teatrosophia di Roma il 27 novembre 2025.
(28 novembre 2025)
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