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“Pueblo è la seconda parte di una trilogia che comincia con Laika. In entrambi i casi si tratta di vicende di personaggi che vivono ai margini della narrazione alla quale siamo abituati. Personaggi che non hanno alcun potere e spesso stentano a sopravvivere, ma si aspettano continuamente che il mondo gli mostrerà qualcosa di prodigioso. Ci credono talmente tanto che alla fine il prodigio accade. Ignorano il potere di Dio o degli eserciti. La loro forza e la loro debolezza sono la stessa cosa, per questo, pur essendo ai margini della società vorrei che riuscissero a rappresentarla per intero. Questo spero di provocare: che lo spettatore professionista borghese, il giovane laureato o lo studente che ancora vive coi genitori si identifichi in un barbone o in una prostituta rumena, non perché vive la stessa condizione sociale, ma la stessa condizione umana”.
Ascanio Celestini, fra gli autori più rappresentativi del teatro di narrazione, torna a raccontare le ombre e le luci della periferia con il suo ultimo lavoro, Pueblo, in scena giovedì 30 novembre alle 21 sul palco del Teatro Novelli di Rimini (sezione Tracce D contemporaneo). Un ritorno, quello dell’artista romano, che due anni fa presentò a Rimini Laika, lo spettacolo di cui Pueblo, come dichiarato dallo stesso autore, è una sua ideale continuazione.
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L’artista ritorna infatti negli stessi luoghi in cui palpitava la vita della sua precedente creazione: il bar, il supermercato, il marciapiede, la fabbrica; la periferia, intesa come margine del mondo, ma anche isola dove l’umanità è più forte, più viva e più visibile proprio perché nessuno guarda. Qui vive Violetta, giovane cassiera che incarna un mondo di disillusioni, di sogni traditi e di vite vissute tra la fatica del quotidiano e la bellezza delle persone che vi si incontrano.
Voci differenti s’incontrano all’interno di un bar per ritrarre un universo fatto di povertà, ma capace di brillare come un diamante, un mondo di ignoranza e di atavica saggezza.
(28 novembre 2017)
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