In una scena dove predomina l’azzurro e sul fondo è incorniciato un busto di Platone, insieme a uno stormo di uccelli in volo, si muovono i due protagonisti Charlotte e Theodore, che danno il titolo alla pièce del drammaturgo inglese Ryan Craig per la prima volta rappresentata in Italia al Teatro Cometa Off di Roma per la regia di Massimiliano Farau.
Entrambi i personaggi lavorano in università. Charlotte (Giada Prandi) si propone come assistente del professore Theodore (Salvatore Palombi) e, ottenuto il posto di lavoro, inizia una relazione prima professionale poi amorosa, raccontata nell’arco di dieci anni tra continui salti temporali tra presente e passato.
Quello di Ryan Craig è un testo molto denso, che si apre su un confronto profondamente filosofico tra i protagonisti per poi allargarsi a una dinamica più personale, sviscerando i meccanismi che sottintendono una relazione, soprattutto quando Charlotte e Theodore frequentano il medesimo ambiente accademico. A tratti, mi ha ricordato Scene da un matrimonio del grande Ingmar Bergman, portato in tv nel 1973 grazie all’interpretazione di Erland Josephson e Liv Ullmann, per la quantità di dettagli, crepe e crepacci che attraversano una storia d’amore lunga dieci anni. Dieci anni come quella di Charlotte e Theodore. Pura coincidenza?
È vero che la relazione è il cuore della narrazione dello spettacolo, ma qui i protagonisti frequentano lo stesso luogo di lavoro, sono immersi in dinamiche che inevitabilmente entrano nel rapporto, anche contro la volontà dichiarata da Charlotte durante uno dei primi incontri tra di loro. Theodore è un professore affascinante (amante del birdwatching e ciò spiega la stilizzazione degli uccelli nella scenografia), che però non accetta il ruolo di Charlotte, quando lei lo scavalca in una carriera che egli aveva pensato per sé.
Il racconto si sposta dunque sull’equilibrio dei ruoli maschile e femminile, quando è una donna a occupare un posto di potere. Il linguaggio del drammaturgo inglese è politicamente scorretto, introduce la cosiddetta cancel culture, la cultura woke, il sessismo, l’interiorizzazione del patriarcato in ciascun individuo, maschio o femmina che sia, che non smette di procurare danni ai singoli individui e alla società.
Come dicevamo all’inizio, tanti sono i temi trattati nella commedia. Ecco, forse troppi in un’ora e mezza di spettacolo, lasciando una sensazione di affastellamento nella quale a tratti si rischia di perdersi. Salvatore Palombi (Theodore) come attore è stata una piacevole scoperta, molto convincente nel ruolo del professore ferito dalla vita, che prova a fare i conti con la propria ambizione, con le sue fragilità, con i compromessi che la vita di coppia e quella accademica richiedono. Ho avuto modo di apprezzare la straordinaria bravura di Giada Prandi in Anna Cappelli di Annibale Ruccello e nella belle pièce portoghese Scavare /Escavar di Letizia Russo. In questo spettacolo invece l’ho percepita un po’ sottotono, come se il personaggio di Charlotte non le appartenesse appieno.
Comunque, fa sempre bene confrontarsi con i danni prodotti dalle convenzioni sociali e dalle ideologie dominanti. Quasi mai sappiamo impedire che rosicchino le fragili basi su cui si fondano le nostre relazioni, prima di arrivare al crollo inevitabile. Non lo sa nemmeno la coppia Charlotte e Theodore, in balia di maree provocate dalle loro differenze e dalle sfide di un sistema accademico e culturale in veloce trasformazione.
Al di là di tutto, in scena c’è una grande storia d’amore, nella quale ci identifichiamo appieno.
Charlotte e Theodore
Di Ryan Craig Traduzione Enrico Luttmann
Regia Massimiliano Farau
Con Giada Prandi e Salvatore Palombi
Musiche Stefano Switala, Scenografia Laura Giannisi, Costumi Michela Marino, Disegno Luci Gianluca Cappelletti, aiuto regia Veronica Buccolieri
Visto per voi al Teatro Cometa Off di Roma il 6 marzo 2026.
(7 marzo 2026)
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