Mentre il pubblico, composto da persone di ogni età, prende posto in una sala, quella del teatro Biblioteca Quarticciolo, sempre più gremita, una donna vestita di viola (sì il colore per antonomasia inviso al teatro) si muove in platea, guarda la gente che prende posto, tocca le pareti di platea, flette braccia e testa all’indietro, cammina intorno a un ragazzo che prende posto in prima fila, senza che lui se ne renda nemmeno conto, cerca il contatto visivo. Intanto sul palco un’altra donna, anche lei vestita dello stesso colore, stessa camicia e stessa gonna viola, cammina nervosa attraversando il palco da quinta a quinta e la riprende per questi suoi movimenti improvvisati richiamandola sul palco…
Il pubblico che fino a quel momento ha rumoreggiato si rende conto che lo spettacolo è cominciato e si zittisce in pochi secondi, mentre le luci di platea restano accese (lo saranno sempre, a intensità diversa, tranne quando lo spettacolo richiede il buio o effetti luminosi particolari).
Si apre, più o meno, così The Doozies – Eleonora Duse, Isadora Duncan e noi che Silvia Gribaudi e Marta Dalla Via portano in giro per l’Italia da un paio d’anni e che ora viene ospitato a Scintille, la stagione di danza 2026 di Orbita Spellboud.
Lo spettacolo più che un omaggio alle due icone menzionate nel titolo è un’occasione di incontro e di confronto tra le due autrici, una coreografa e performer e l’altra attrice, autrice e regista.
Il lavoro di entrambe è caratterizzato da una vena comica e ironica declinata su due ricerche distinte ma corrispondenti.
Doozy nello slang anglofono significa strabiliante, che desta meraviglia (si vorrebbe una storpiatura del cognome Duse pronunciato con accento inglese, ma è più probabile che derivi da daisy… poco importa) ed è partendo da questa idea di straordinarietà che le due performer indagano il portato politico di Duse e Duncan, due donne apicali nella danza e nel teatro che, fuori dal palco, rimangono due donne a cavallo tra otto e novecento e devono difendersi dall’ingerenza maschile.
All’inizio è Duse a manifestarsi sotto forma di presenza fantasmatica che fa parlare Dalla Via rivisitando il luogo comune di una supponenza che deriva dal fatto che a essere consapevole della propria bravura sia una donna (fosse stata un uomo nessuno ci avrebbe fatto caso) alla quale ben presto Gribaudi le oppone Isadora Duncan.
Ecco che il contatto avuto con il pubblico, prima ancora che lo spettacolo iniziasse, permette ora a Gribaudi di coinvolgerlo in una tifoseria di sostegno a forza di nome scandito, da una platea felice di collaborare, alla quale Dalla Via si adegua, iniziando a contendersi il pubblico e a lanciarsi frecciatine (una consiglia all’altra di fare della danza vera e l’altra di recitare davvero…) mentre si confessano la difficoltà di avere i rispettivi cognomi restituiti con precisione.
Questo confronto nervoso e divertito non conferma affatto il luogo comune sulla rivalità tra donne ma invece intercetta la polemica tutta da social usata per fare sponda con una platea che pende dalle loro labbra.
Un rito collettivo nel quale si depotenziano i luoghi comuni ammiccati che tutto il pubblico riconosce come tali e ne ride, insieme.
Nel suo dipanarsi lo spettacolo si snoda su alcuni momenti topici che trasfigurano la parte parlata in movimento (come quando Della Via stabilisce col piede il ritmo per declamare il nome Eleonora trasformandolo in un movimento coreografico e rimico di per sé).
Tra molte dichiarazioni di Duse ed di Duncan, riportate con un elegante se io fossi… la parte più coreutica e visiva parte da un’affermazione di Duncan che la danza nasce dal desiderio (e lì Gribaudi coinvolge nuovamente il pubblico in una serie di movimenti da fare seduti nei quali abitare col corpo il mare, le foglie, la roccia con una capacità di condurre la platea incontenibile).
Dalla Via ripropone il famoso passaggio dal Romeo e Giulietta shakespeariano sulla rosa che manterrebbe il profumo anche con un altro nome declinandolo sul cognome di Duse fino ad approdare a una centralità del corpo femminile portato in scena anche nudo (con le braccia che coprono seno e natura con coerenza e precisione posturale in un connubio tra danza ed espressione davvero invidiabile).
Con un uso accorto dell’illuminazione diventano entrambe silhouette per stagliarsi sul palco come ombre scure, ora nude ora coperte da un velo, ora usando la gonna che si sono tolte come una bandiera da muovere creando disegni astratti.
I temi importanti affrontati nello spettacolo quali la libertà e l’espressione del corpo femminile, l’espressione di genere e la parità tra i generi sono sempre mantenuti dentro un discorso drammaturgico e coreografico mai secondario. La grandezza dello spettacolo sta anche nella capacita di restituire questi temi attraverso una necessità drammaturgica e coreutica che non sono mai strumentali ma essenziali allo spettacolo e alla comunicazione col pubblico.
La verve comica che sostiene gran parte dell’esecuzione non è mai scusa o viatico per una esecuzione approssimativa: danza e recitazione richiedono sempre un’alta performabilità: si ride non per l’esecuzione ma per l’ironia di Gribaudi la cui micromimica agisce su cambiamenti impercettibili eppure espressivissimi e per la verve recitativa di Dalla Via che non demorde mai.
The Doozies – Eleonora Duse, Isadora Duncan e noi è un esperienza collettiva nella quale ci ritroviamo un po’ tutte, il femminile è d’obbligo, perchè la conoscenza, il ragionamento, e la bravura sono performate e incarnate da donne, ma si rivolgono non solamente alle donne ma anche gli uomini che, una volta tanto, osservano partecipano ma non parlano.
Dopo un’ora intensa dispiace che lo spettacolo sia già finito. Sarà vero come dice Duse – Dalla Via che l’idea che il teatro cambi le persone è solo un’illusione, e che il cambiamento dura qualche ora ma poi sparisce, ma dopo aver visto questo spettacolo si esce con la voglia di ricordarlo e parlarne a tutti e tutte.
The Doozies – Eleonora Duse, Isadora Duncan e noi
di e con Marta Dalla Via e Silvia Gribaudi
disegno luci Roberto di Fresco
direzione tecnica Leonardo Benetollo
consulenza coreografica Chiara Frigo
costumi Sonia Marianni
ricerca materiale Eugenia Casini Ropa, Franca Zagatti, Maria Pia Pagani
produzione Associazione Culturale Zebra
co-produzione Teatro Stabile del Veneto, La Corte Ospitale
con il sostegno di MiC – Ministero Italiano della Cultura
residenze artistiche Fondazione Armunia – Castello Pasquini
in collaborazione con Progetto Duse 2024 del Comune di Asolo – Museo Civico di Asolo – TeatroDuse
Visto per voi al teatro Biblioteca Quarticciolo di Roma il 13 febbraio 2026
(14 febbraio 2026)
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