Sono trascorsi trenta anni da quell’11 febbraio 1996, quando la poeta Amelia Rosselli si lancia dalla finestra della sua mansarda di via del Corallo, a due passi da piazza Navona. La data scelta, chissà, nello stesso giorno del suicidio di un’altra grande poeta Sylvia Plath, 11 febbraio 1963, autrice molto amata e punto di riferimento per la Rosselli.
In questa coincidenza di date, al Teatro Palladium di Roma arriva L’inferno, tessuto da mani perfette, una serata speciale a lei dedicata. Amelia Rosselli non è stata solo poeta, ma anche etnomusicologa e organista, tra le figure più radicali e rappresentative del Novecento italiano, capace di attraversare letteratura, musica e pensiero critico con una voce inconfondibile, irriducibile a ogni classificazione. Scrive la stessa Rosselli in Spazi metrici [1962], in Antologia poetica, Milano, Garzanti, 1987 “Una problematica della forma poetica è stata per me sempre connessa a quella più strettamente musicale, e non ho mai in realtà scisso le due discipline, considerando la sillaba non solo come nesso ortografico ma anche come suono, e il periodo non solo un costrutto grammaticale ma anche un sistema.”
Autore e regista della serata, Fabrizio De Rossi Re ha dato vita a un’atmosfera molto intima attraverso le poesie della Rosselli, lette dall’attrice Diletta Masetti, accompagnata dalle parole di Andrea Cortellessa, in scena con un testo tratto dal suo saggio Con l’ascia dietro le nostre spalle: una voce che non introduce né spiega, ma interviene come ulteriore campo di risonanza, aprendo nuovi livelli di ascolto e di comprensione. Il tutto accompagnato dalla musica al pianoforte dello stesso Fabrizio De Rossi Re e dal canto della soprano Maria Chiara Forte.
Sulla scena, un telo trasparente a velare la performance degli artisti sul palco, telo sul quale sono stati proiettati video di composizioni grafiche ideate da Lorenzo Letizia e le immagini di Amelia Rosselli, mentre legge alcune poesie da una delle tante raccolte pubblicate. Lo spettacolo – lettura scenica si apre sulle note del pianoforte, mentre un globo geometrico si espande e sembra invadere la platea. Si snodano i primi versi e la critica sull’opera della poeta attraverso il racconto di Cortellessa. Un lavoro che attraversa i testi come un corpo vivo, esposto e attraversato da tensioni, restituendone la complessità formale e sonora, l’urgenza intellettuale, la fragilità estrema e la violenza del pensiero che si fa linguaggio.
Figlia dell’esule antifascista Carlo Rosselli, il quale fu ucciso nel 1937 insieme al fratello Nello su ordine di Mussolini e Ciano, da parte delle milizie fasciste in Francia, Amelia andò in esilio con la famiglia. Segnata da questa esperienza, ma anche dal plurilinguismo e da una ricerca costante sul ritmo, sulla struttura e sulla musicalità della parola, la scrittura di Rosselli trova una traduzione scenica costruita per stratificazioni, contrasti e fratture, in ascolto costante delle discontinuità che attraversano la sua opera e ne costituiscono l’ossatura profonda.
Poesia dopo poesia, accompagnata da musica e canto e da grafiche essenziali sullo schermo, fino a rappresentare un cielo di stelle che a poco a poco si trasformano in lettere fino a comporre un firmamento di letteratura, ne emergono lampi di ironia, scarti inattesi, zone di luce che convivono con l’oscurità, restituendo la scrittura di Amelia Rosselli nella sua natura instabile e contemporanea, non come figura da commemorare, ma come pensiero ancora attivo, capace di interrogare il nostro tempo attraverso il linguaggio, il ritmo e la materia sonora.
“Avendola conosciuta personalmente nei primi anni Novanta, grazie all’amico poeta Elio Pecora” spiega l’autore Fabrizio De Rossi Re, “ho deciso di partire dal ricordo della sua voce per costruire una partitura sui suoi testi. Una voce enigmatica e complessa, come la sua scrittura, ma capace di aprirsi all’improvviso a luminosità solari, erotiche, violente, insieme a una fragilità disarmante. Il ricordo confuso delle nostre conversazioni di quel tempo lontano è diventato materia sonora incandescente, attraverso la sua poesia. Leggendo e rileggendo i suoi lavori ho scoperto anche una vena ironica, quasi una vis comica, che di solito viene dimenticata o messa in secondo piano dal peso della sua tragica fine. Rosselli scriveva: La felicità è un micro-organismo nell’interno dell’infelicità / nel cimitero non sa smettere di essere felice. Ed è così, come un tuono dopo la tempesta, che lo spettacolo si conclude”.
L’INFERNO, TESSUTO DA MANI PERFETTE
(omaggio ad Amelia Rosselli a trent’anni dalla morte)
per critico letterario, attrice, soprano e pianoforte (2026)
di FABRIZIO DE ROSSI RE
testi tratti dalle poesie di Amelia Rosselli e da Con l’ascia dietro le nostre spalle di Andrea Cortellessa
con DILETTA MASETTI (attrice), MARIA CHIARA FORTE (soprano), ANDREA CORTELLESSA (il Critico) , FABRIZIO DE ROSSI RE (pianoforte), Video di LORENZO LETIZIA
Visto per voi al Teatro Pallaudium di Roma l’11 febbraio 2026.
(12 febbraio 2026)
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