L’ironia di Serafino Iorli nel suo nuovo spettacolo Tutto è bene quel che finisce irrompe nella sala dell’Off-Off Theatre di Roma. Un monologo sulla nascita della Terra e del genere umano, sulle ansie che ne sono conseguite, sull’ecosistema, sul controllo della tecnologia, sulle nuove dittature cyber.
L’attore è un fiume in piena nel dare vita a una commedia surreale, a un circo delirante che sembra essere l’unica soluzione per sopravvivere all’angoscia dell’esistenza. Serafino Iorli non si risparmia nella sua bravura e da perfetta macchina di scena, anche quando il giorno della prima non ricorda le battute e ricorre più volte all’aiuto della regista Laura De Marchi in platea pronta a dare la battuta dimenticata, trasforma ogni passaggio, ogni impasse, ogni transizione tra scena e collegamento video con l’inquietante Ufficio dell’Esistenza in modo egregio, naturale, sempre con la battuta pronta per coinvolgere il pubblico in una sorta di making of dello spettacolo.
Chi sono i personaggi della commedia? La scena si apre con Iorli vestito da Terra, una gonna super ampia a riprodurre il globo terracqueo e l’attore a raccontare la sua vita precedente al Big Bang, la storia d’amore con il sole e la nascita dell’uomo, che ha rovinato l’idillio per sempre. Poi, in un passaggio veloce Iorli ci appare nelle vesti di un feto che si oppone alla nascita, si mette di traverso per non uscire da quel buchino di luce che intravede e che già intuisce essere una grande fregatura.
In effetti, una volta proiettato nel mondo degli umani, la vita non è libera, ma costantemente controllata da uomini-macchina con abiti spaziali colorati di rosso, che nel loro asettico ufficio delle esistenze hanno il compito di seguire le vicende di ciascun essere umano e di verificare periodicamente il livello di produttività, con la minaccia sempre in agguato dell’evaporazione in una dimensione non meglio identificata, la punizione per non aver rispettato i parametri stabiliti da questa autorità invadente.
In scena ci sono anche lo stesso protagonista adulto a cercare soluzioni sempre più alternative per centrare lo scopo della sua esistenza; il suo barboncino rivoluzionario dalle spassose chiome rosa, conscio di essere vittima del capitalismo che affligge il suo padrone; un robot onnisciente posizionato su un lato della scena, corpo da trolley con le rotelle, testa da amplificatore luminoso da dove vengono pronunciate massime di saggezza universale. Però non tutto è raggiungibile da soli ed ecco essere interpellata la figura del coach motivazionale o forse semplicemente un altro essere umano, ma proprio umano e meno cibernetico, pagato a ore per ascoltare il racconto dell’esistenza del suo cliente in un mondo sempre più burocratizzato e dalle gelide relazioni interpersonali. Un coach che, si scoprirà alla fine, risulterà anche essere un gradevolissimo investimento.
Lo spettacolo prende le forme di una conferenza apocalittica, di un tutorial esistenziale e una seduta di gruppo per tutti quelli che ogni tanto si domandano: “Ma io, nel mio piccolo, posso fare qualcosa?”
TUTTO È BENE QUEL CHE FINISCE
di e con Serafino Iorli
collaborazione ai testi Federica Tuzi
regia Laura de Marchi
musiche Francesca Bianchi, Ugo Malatacca
scene Fabrizio Bianchi
costumi Antonio Marcasciano
light design Nico Vernazzani
trucco Mauro Salvatografica Gianluca Manna
Visto per voi all’ Off-Off Theatre di Roma il 6 gennaio 2026.
(7 gennaio 2026)
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