Casa di bambola – Parte 2 (titolo originale: A Doll’s House, Part 2) è stata scritta da Lucas Hnath nel 2017. Ha debuttato a Broadway dove ha riscosso un successo immediato.
La commedia riprende i personaggi di Casa di Bambola (1879) di Ibsen, nella quale Nora Heller, madre di due bambini e una bambina, stanca di essere considerata una bambola e non un essere umano abbandona il tetto coniugale.
Hnath si immagina il ritorno di Nora a casa del marito 15 anni dopo. Non una visita di cortesia ma di necessità. Nora ha scoperto da poco, in seguito a una lettera di un giudice che le intima di smentire le sue posizioni a favore delle donne e contro il matrimonio, che è ancora sposata col marito Torvald al quale chiede di formalizzare il divorzio.
Hnath sviluppa il testo in dialoghi a due tra Nora e la balia Ann Marie, col marito e con la figlia Emmy che ormai è una giovane donna.
Anche se ambientata alla fine del 1800 i dialoghi sono piuttosto contemporanei sia nella franchezza dei toni, compreso un turpiloquio all’epoca impensabile, sia nella attitudine a parlare direttamente delle cose.
Una commedia moderna ambientata nel 1894 il cui interesse non è nella ricerca di un’aderenza al verosimile di fine ottocento ma la riproposizione di un tema che Ibsen aveva delineato con grande efficacia l’abbandono del tetto coniugale come gesto di autodeterminazione e cercare di dare una risposta alla domanda che da allora il gesto di Nora solleva: l’abbandono del tetto coniugale è un gesto lecito, e, soprattutto, efficace nella sua autodeterminazione ?
Nella finzione di Hnath Nora è diventata una scrittrice di successo, anche economico, eppure risente ancora delle sperequazioni di una società sbilanciata in favore dell’uomo, al quale non viene richiesta nessuna motivazione per richiedere il divorzio, mentre alla donna sì. Nonostante il successo, l’emancipazione, Nora è ancora schiacciata da una società maschilista (se pensiamo che in italia il divorzio arriverà solamente nel 1970…) tant’è che nel finale, si augura di vivere fino a quando la società sarà più equa nei confronti delle donne.
Nessun dubbio sulla liceità del suo gesto, e nemmeno sulla sua efficacia dunque.
Casa di Bambola seconda parte traghetta il personaggio di Nora dalla Norvegia di fine ottocento direttamente al terzo millennio dove con le sue difficoltà e determinatezza nel cercare di risolverle si fa memento dei diritti che oggi ci sembrano ovvi ma che invece sono in pericolo di erosione come il clima politico internazionale odierno dimostra malauguratamente.
Altro aspetto più interessante del testo è il confronto tra Nora e gli altri personaggi che esprimo tutti, da punti diversa diversi, il ludibrio per la sua scelta compita 15 anni prima. Se Ann Marie è la classica donna sacrificale, che rimprovera qualunque altra donna non abbia fatto la sua stessa scelta, quella che in Ibsen Torvald cerca di imporre a Nora, i doveri più sacri, quelli di moglie e di madre, è interessante il punto di vista di sua figlia Emmy che cerca di aiutare la madre per tutelare il proprio fidanzamento, lei che, a differenza della genitrice, tiene tanto al matrimonio…
E poi c’è Torvald che Hnath dipingere in maniera apparentemente più umana di quello di Ibsen per tradire presto tutti i suoi limiti di uomo favorito dal patriarcato. Se Torvald non vuole concedere il divorzio a Nora è perchè tutti hanno pensato, e lui lo ha lasciato credere, che Nora fosse morta, rivelare adesso la verità costituirebbe un danno pubblico, economico e forse anche legale per l’uomo. E quando Nora rifiuta il certificato di divorzio Torvald va su tutte le furie postando che con lei non riesce mai a vincere, mostrando dunque la vera agenda della scelta di richiedere il divorzio…
Se Ibsen, in seguito alle critiche sul gesto di Nora, venne indotto a scrivere un finale alternativo dove Nora resta nel ruolo di moglie e madre per le compagnie che si rifiutavano di mettere in scena una madre così snaturata (succederà in Austria), in Hnath Nora riesce sempre a dare una risposta sensata, a quelle critiche, argomentazioni da donna emancipata talmente artefice del proprio destino che alla fine preferisce affrontare il giudice e le conseguenze legali della sua condizione di donna sposata (che non avrebbe nemmeno potuto firmare i contratti con gli editori) pur di non dipendere dalla volontà degli uomini, siano questi il marito al quale è ancora sposata o il giudice che la vuole rinchiudere in carcere.

Claudio Zanelli, che firma regia e traduzione dall’inglese, e porta lo spettacolo in giro per l’italia dal 2024, propone una messinscena elegante, raffinata e riuscita.
Molto bella la scenografia, tutta incentrata sulla porta (montata su alcuni gradini) che campeggia al centro del palcoscenico mentre ai lati si dislocano i pochi elementi di arredo, dando l’idea che l’ambiente più che una stanza sia un forum come suggerito nelle note della commedia. I costumi (splendidi) permettono l’immediata collocazione temporale dell’opera e fanno da contrasto alla essenzialità della scena, tutta sviluppata sui bianchi della porta e dei pochi elementi di arredo, e sulle luci. che riprendono le superfici lineari degli stipiti cambiando colore a seconda del momento.
Alice Mistroni sa restituire Nora in tutta l’autorevolezza che si è guadagnata da sola, lasciando la casa del marito, prima, e diventando una scrittrice affermata, dopo. Simone Leonardi è un Torvald sufficientemente ferito, senza cessare di essere per questo un maschio privilegiato. Antonia Di Francesco è una Anne Marie di una bravura immensa capace di incarnare il personaggio con una prossemica che la fa parlare anche quando non ha battute; Erica Sani è una Emmy apparentemente fragile ma anche lei determinata nel perseguire le sue esigenze personali (quel matrimonio agognato che è messo a repentaglio dalle richieste di Nora).
Zanelli è molto rispettoso del testo sia nella messinscena che nella traduzione.
Solamente qui è là calca impercettibilmente la mano nel risvolto comico del testo che, nell’originale, scaturisce allo scarto tra ambientazione storica e dialoghi molto più vicini al nostro mondo, mentre nella sua messinscena strizza l’occhio con moderazione a qualche eccesso linguistico forse un po’ facile come quando Nora dice che l’avvocato al quale ha chiesto di indagare sullo stato deluso matrimonio era uno degli uomini che si è portata a letto usata un linguaggio più colorito, mentre il testo originale parla di conoscente. Ancora nella bella scena quando Torvald chiede a Nora chi erano gli uomini con cui è stata dopo di lui, lei ribadisce che sono stati parecchi, dettaglio che nel testo originale non c’è e che tradisce un (pre)giudizio del regista sul comportamento di Nora evidentemente per lui troppo disinvolto. Sono più o meno dettagli che non pregiudicano la visione dello spettacolo, tutt’altro.
Zanelli inserisce nella messinscena un dettaglio, che diventa un suo segno elegante, con il quale apre la pièce: il rumore di alcune voci sovrapposte e che ritornano durante il suo svolgersi, che sono un segno oggettivo delle voci di giudizio e ludibrio che Nora, confessa al marito, ha sentito i primi due anni subito dopo aver lascito il tetto coniugale. Un’anticipazione del testo, una amplificazione della psiche di Nora, dei segni concreti di danno e costrizione che ogni società che discrimina causa alla categoria che è fatta bersaglio.
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CASA DI BAMBOLA PARTE 2
di Lucas Hnath
con Alice Mistron, Simone Leonardi, Antonia Di Francesco e Erica Sani.
aiuto regia Ginevra Ciuni
traduzione e regia CLAUDIO ZANELLI
produzione Viola Produzioni – Centro di Produzione Teatrale
Visto per voi al teatro Spazio Diamante il 7 febbraio 2026
(8 febbraio 2026)
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