Tempo sospeso di Adriana Borriello e Thierry De Mey: l’istallazione artistica c’è, la coreografia un po’ meno

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di Alessandro Paesano

Per parlare dell’ultima fatica (torneremo su questo aggettivo) di Adriana Borriello e Thierry De Mey Tempo sospeso  presentata al festiva Fuori Programma, dobbiamo fare qualche premessa.

Thierry De Mey, compositore e artista belga, che aveva già collaborato con Borriello nei primi anni 80 per Rosas danst Rosas, lo spettacolo-manifesto dell’omonima compagnia, nel 2017 allestisce, in collaborazione con l’architetto Shizuka Hariu e la  Charleroi Danse, un’opera d’arte che consiste in una struttura di 35 metri di lunghezza composta da 1130 canne di bambù appese a dei fini cavi di metallo, e la chiama Dream Catcher l’acchiappasogni degli indigeni del nord America.
I bambù sono di lunghezze diverse e sono appesi ad altezze diverse dalla griglia da cui pendono, seguendo cinque diversi percorsi precisi modulati su delle curve sinusoidali, o altri pattern, dando una concentrazione diversa alle canne nel loro dislocarsi lungo i suoi 35 metri di lunghezza.

L’opera è pensata per il pubblico di uno spazio espositivo chiamato a interagirvi rimanendo sul perimetro o entrando nella struttura, testando i suoni prodotti dallo sbattere delle canne tra di loro, un pubblico influenzato nei movimenti dalla densità variabile delle canne appese. 

Il sopraggiungere del covid mette l’opera (la sua fruibilità) tra parentesi. Viene ripristinata nel 2021 dallo scenografo e direttore tecnico François Bodeux.
È allora che interviene Borriello che vuole impiegare l’opera per un suo progetto coreografico. Borriello chiama Edoardo Maria Bellucci, giovane compositore e sound engineer di musica elettroacustica, che pone alcuni microfoni sulla struttura che innescano un effetto Larsen (quel fischio che a volte i microfoni emettono) quando una persona è nella struttura e vi interagisce.
Borriello ha l’intuizione di sostituire il pubblico di uno spazio espositivo con dei danzatori e danzatrici che, microfonati, interagiscano con i microfoni della struttura, ingaggiando una partitura sonora spontanea e improvvisata, manovrata da Bellucci che, in consolle, la trasforma, live, in una partitura musicale per la coreografia. 

Una coreografia ambiziosa transdisciplinare tra arte, illuminotecnica, musica e danza, e sintetica, nella quale i danzatori e le danzatrici contribuiscono con il movimento del corpo a un suono musicale fatto dal rumore delle canne mosse dal loro intervento e dai microfoni che interagiscono. Borriello chiama questa sua proposta coreutica Tempo sospeso.

Il pubblico dell’India entra nel profondissimo palco della sala b accostandosi ai due lati della lunga struttura (che è stata accorciata di 4 metri per motivi logistici) circondata sui quattro lati da diversi proiettori che servono a illuminarla, alcuni posti a terra, mettendo in evidenza la moltitudine di canne.

I danzatori e le danzatrici sono a terra, direttamente sotto le canne e iniziano a rispondere con il loro movimento alle suggestioni musicali di  Bellucci con molta calma, una lentezza nella risposta agli stimoli che caratterizzerà tutta la coreografia.

Nel suo lento svolgersi però lo spettacolo non si dimostra, purtroppo, all’altezza delle sue ambizioni.
Se sul versante dell’istallazione  artistica la struttura di De Mey campeggia in tutta la sua maestosità e dal lato musicale-sonoro l’istallazione è magnificamente risolta, grazie al lavoro di Bellucci che sa manovrare la consolle con grande talento, unendo musiche pre-registrate ai suoni prodotti dal vivo, la prima mancanza è sul fronte dell’illuminotecnica il cui impiego è meramente esornativo non presentando una vera fisionomia artistica, autonoma rispetto la sua funzione di illuminare scenografia e corpo danzante. 

Ma è sul fronte della coreografia che si evidenziano i veri limiti dello spettacolo, non tanto per la diversa preparazione tecnica dei suoi e delle sue interpreti, in parte dovuta anche alla differenza d’età (e dunque di esperienza) ma proprio nella necessità coreutica che dovrebbe muovere il corpo di ballo.
Erica Bravini, Michele Ermini, Michael Incarbone, Donatella Morrone, Ilenia Romano e Borriello, che entra ed esce dalla coreografia diverse volte, si propongono alla vista, e dunque al pubblico, in un ibrido irrisolto.

I movimenti dei danzatori e delle danzatrici non si configurano mai chiaramente né come la reazione di un corpo umano alla istallazione artistica con cui interagisce né come l’esecuzione di una partitura coreutica pensata per lo spettacolo.

Questa duplicità non viene risolta, sviluppata, esplicitata, ma resta irrisolta per tutto lo spettacolo  che, con i suoi 90 minuti di durata, tradisce la presunzione di chi l’ha concepito e impone al pubblico un’inutile fatica (ed eccoci tornati all’aggettivo con cui abbiamo aperto questa recensione).

La dilatazione dei tempi  non serve a far apprezzare un’esperienza che va centellinata, né a smuovere un’emozione che ha bisogno di crescere nel tempo, l’impianto della performance  mostra da subito il suo funzionamento e già dopo i primi 30 minuti lo spettacolo comincia a girare a vuoto. 

Solamente  verso la fine, quando i e le performer aggiungono ai movimenti una vocalizzazione connessa alla respirazione, qualcosa nella coreografia cambia, troppo tardi per destare una vera emozione (o un vero interesse) che, a causa dei tempi diluiti, latita.

Al di là sei suoi evidenti limiti Tempo sospeso rimane un’esperienza da fare, uno spettacolo da vedere, per sostenere l’arte e la cultura che ispirano e muovono Borriello e De Mey. Dopo la prima, in occasione di Fuori Programma, lo spettacolo verrà riproposto nella programmazione dell’India alle 21 del 6, 7 e 8 luglio.

 

Tempo sospeso di Adriana Borriello e Thierry De Mey
Concept e coreografia: Adriana Borriello

Installazione e musica: Thierry De Mey
Sistema di amplificazione del movimento: Edoardo Maria Bellucci
danzato da e creato con: Adriana Borriello, Erica Bravini, Michele Ermini, Michael Incarbone, Donatella Morrone, Ilenia Romano
Luci: Théo Longuemare
Scenografia: Shizuka Hariu/@SHSH Architecture
Realizzazione Tecnica istallazione: François Bodeux
Direzione tecnica: Federico Betta
Organizzazione: Margherita Kay Budillon
Amministrazione: Chiara Marianetti
Produzione: AB Dance Research
Coproduzione: Charleroi Danse, Eroïca Productions, Tib Teatro, with the support of Fédération Wallonie Bruxelles
Ringraziamenti: Louis Derny , Thibaut Dachelet, Arturo De Mey, Gaspard Gavage

 

Visto per voi al Teatro India il 4 luglio 2024.

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Tempo sospeso Walking Through

Il giorno dopo lo spettacolo  Borriello e De Mey hanno aperto l’istallazione a una visita pubblica nell’ambito del Festival (altre due repliche sono previste il 7 e l’8 luglio alle ore 18.30, nell’ambito della programmazione del teatro India).
In questa apertura al pubblico hanno spiegato origine e struttura dell’opera e intenti del progetto.
Poi una delle danzatrici ha accompagnato il pubblico in una visita immersiva nella struttura restituendo l’opera alla funzione per cui è stata concepita quella di rivolgersi a un pubblico da spazio espositivo.
Uomini e donne di tutte le età (c’era anche un bambino) hanno interagito in maniera molto personale alle canne di bambù. C’è chi si è chinato, chi si è messa sotto le canne, chi si è lasciata accarezzare la fronte dalla loro consistenza liscia, chi ne ha voluto saggiare l’elasticità della struttura facendo rimbalzare le canne anche con veemenza.
Tutti comportamenti avuti anche dal corpo di danza la sera prima, qui mossi da un’estemporaneità che ha dato loro la leggerezza dell’occasione nel suo avvenire che nell’esecuzione durante lo spettacolo, è mancata quasi del tutto, come se  la parte coreografica non fosse sufficientemente sviluppata e venisse nascosta dall’incombenza della foresta di bambù (l’appellativo è di Borriello,) confermando la distanza tra progettualità e risultato ottenuto.

 

Tempo sospeso Walking Through

Ideazione, direzione artistica e disegni originali installazione: Thierry De Mey
Realizzazione installazione: Shizuka Hariu/@SHSH Architecture  + Scenography
Realizzazione Tecnica installazione: François Bodeux
Produzione: Eroïca Productions
Co-produzione: Charleroi Danse (2017)
Attività prodotte, curate e realizzate da AB Dance Research

Visto per voi al teatro India il 5 luglio 2024

 

 

(6 luglio 2024)

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