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Di-Vi-Na, la splendida magia #Vistipervoi (e rivisti) da Alessandro Paesano

di Alessandro Paesano #Vistipervoi twitter@gaiaitaliacom #Teatro

 

Abbiamo avuto il privilegio di rivedere, al teatro Lo spazio di Roma, Di-VI-NA lo spettacolo in drag di e con Riccardo Castagnari del quale avevamo già avuto modo di parlare per il suo debutto all’Off\Off theatre di Roma nel febbraio del 2018. Uno spettacolo, che vi consigliamo caldamente di vedere (potete farlo fino a sabato 29), nel quale Castagnari tocca molte corde del suo ventaglio espressivo di attore e di autore.

 

La performance

DI-VI-NA è un tour de force per l’attore Castagnari che si cambia in scena, mentre si rivolge al pubblico, tra una canzone e l’altra, raccontando della sua vita privata come Alex mentre si esibisce come Di-VI-NA.

Castagnari è abilissimo nel tenere sotto controllo una performance che agisce contemporaneamente su più livelli narrativi:

il qui e ora della Drag che si racconta, il qui e altrove delle canzoni che interpreta  – per ognuna delle quali presenta una nuova mise degna del miglior fregolismo sia per la velocità di cambio d’abito (quasi sempre in scena) che per la fantasia dei costumi che indossa –   canzoni con le quali evoca una cultura e un tempo altri che non ci sono più e che Castagnari fa tornare in vita con magia e l’altrove del vissuto di Alex, l’uomo personaggio che sta dietro Di-Vi-NA, e che emerge con tutta quella vulnerabilità che Di-VI-NA dimostra invece di non avere.

 

Recitare, giocare

Castagnari è grande non solo perché  agisce questo gioco recitativo (ed è un peccato che in italiano la parola per giocare e recitare non sia la stessa come è nella lingua francese e inglese) senza apparente fatica ma con una intelligenza d’attore rara che non fa mai diventare l’infinta verve interpretativa necessaria per interpretare il ruolo un’ostentazione di bravura e si che Castagnari potrebbe permetterselo.

DI-VI-NA, spettacolo e personaggio, non sono il viatico per l’ego di un attore ma l’occasione per di un discorso d’amore per l’omosessuale del secondo novecento del quale oggi inizia a perdersi memoria (il nostro passato recente è sempre quello più prossimo a cadere nell’oblio proprio perché non viene percepito come tale).

Non che DI-VI-NA, il personaggio, ignori il presente,  i riferimenti alla contemporaneità (dall’unione civile che non è un matrimonio al convegno sulla famiglia di Verona) ci mostrano anzi una drag al corrente e pienamente consapevole del presente. D’altronde DI-VI-NA non parla per nostalgia di un tempo andato.

Un teatro civile

Al contrario ci parla per l’urgenza di una consapevolezza della storia di chi ha vissuto una realtà altra, oggi un po’ difficile da conoscere (dai telefoni a gettoni nei locali, agli annunci di incontri sulle riviste porno per omosessuali) tramite la quale interpretare e capire la nostra contemporaneità.

Ed ecco che il dietro le quinte che lo spettacolo ci mostra, quando DI-VI-NA si cambia di vestito in scena, rimanda a un altro dietro le quinte, quello di una generazione di omosessuali che viveva prima che il modello culturale gay anglofono e americano si imponesse nell’occidente,  soppiantando un vocabolario altro tramite il quale ci si esprimeva e ci si rappresentava in quanto omosessuali nella società italiana.

Quando non si era drag queen ma travestiti e non gay, ma froci o culattoni, quando i padri omofobi che non disdegnavano i rapporti sessuali con giovani ragazzi (e Alex si chiede se suo padre in quei ragazzi non cercasse lui…)  erano gay repressi (oggi possiamo dire che sono etero dal comportamento sessuale gay oppure fluidi).
Quando, insomma, gli strumenti culturali per esprimersi al di fuori delle scatole dei ruoli di genere nelle quali siamo tutti e tutte piazzate fin dalla nascita (come ci spiega DI-VI-NA)  potevano anche essere meno duttili di quelli di oggi eppure hanno costituito un’avanguardia che ha aperto la via ai tanti e alle tante omosessuali di oggi permettendo loro di esprimersi nella complessità che reputano necessaria (come l’amico di Alex Gaetano che è uomo biologico, e si sente donna, ma donna lesbica alla quale piacciono le donne, e sta con una donna che si sente uomo).

 

Uno scambio intergenerazionale

Castagnari insomma ci ricorda che per capire la complessità del presente dobbiamo rifarci alla semplicità del passato, tutt’altro che nostalgico, perché non è vero che si stava meglio quando si stava peggio, ma indispensabile per capire il presente in un dialogo intergenerazionale inedito e intelligente.

Uno scambio nel quale le canzoni (da Gloria Gaynor a Kurt Weil) magistralmente interpretate da Castagnari e impreziosite dagli arrangiamenti al pianoforte del Maestro Andrea Calvani costituiscono il riferimento a un immaginario collettivo diffuso e mai davvero riconosciuto.

Castagnari non fa storia, né sociologia, il suo spettacolo è mosso dal gusto di raccontarci una storia (con un coup de théâtre per spiegare il quale Di-VI-NA ci propone diverse spiegazioni narrative) che serva a rispecchiarci e a riflettere sull’amore dato e su quello mancato.

Un confronto con il passato dunque tramite il quale possiamo forse smetterla di prenderci così maledettamente sul serio come facciamo oggi per le questioni di genere e di orientamento sessuale e ridere con quel gusto camp che è sempre un esercizio di sana autoironia ma anche d’amore per tutte quelle persone che, ancora oggi, nel 2019, sono discriminate perché amano persone dello stesso sesso.

 

 




 

 

(27 marzo 2019)

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